Protagonisti nei videogiochi

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    Player character, 1P, il prescelto...molti nomi per definire una singola persona, un singolo elemento di un videogioco il quale molto spesso controlliamo direttamente, vedendo attraverso i suoi occhi l'avventura che stà vivendo, e muovendolo ed allenandolo in modo che egli possa arrivar vittorioso alla fine di tal percorso. Tal persona, ovviamente, è :

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    Ora, senza dubbio, in ogni gioco un protagonista c'è sempre; Dall'era degli inizi dei videogiochi ad oggi, il personaggio che spesso controllavamo, ed a volte il personaggio che noi stessi eravamo quando le avventure che ci accingevamo a percorrere richiedevano a noi di creare il nostro 'avatar', questa figura non è mai mancata, sebbene tal figura ottenne maggior senso quando i videogiochi iniziarono ad aver storie più concrete, dando più spessore a ciò che ci circondava e, ovviamente, a colui che controllavamo.

    Ora, dopo anni e anni di storie, ne abbiam visti di tutti i tipi di protagonisti; Persone normalissime che decidono di intraprende viaggi attraverso il mondo, prescelti che devono salvar l'universo, a volte addirittura antagonisti che il mondo lo vogliono conquistare. Ormai vi sono innumerevoli esempi da fare, ognuno con le sue sfumature e differenze.
    Con la quantità, però, ovviamente arriva una richiesta di qualità, alla quale a volte le case video-ludiche non rispondono molto bene; Protagonisti blandi, copie carbone di altri giochi, meno dettagliati delle comparse/compagni di avventura...come nel caso dei buoni protagonisti, ve ne sono di patetici e orrendi, I quali possono, da soli, rovinar l'esperienza di gioco, visto che spesso ci viene chiesto di immergerci dentro al gioco e immedesimarci nel protagonista, e se esso non ci dà ragione per farlo, che gusto c'è?

    In ogni caso, ormai abbiam una scelta talmente vasta di tipologie di protagonisti che domande quali 'Qual'è il mio tipo di protagonista preferito?' o 'cosa cerco in un protagonista?' possono finalmente trovar risposta.

    Quindi, ecco che vi pongo tali domande :

    Quando giocate ad un gioco, che tipo di protagonista vi piace? Muto? Allegro? Con un gran destino davanti? Senza alcun potere iniziale?

    E di contro, che tipo di protagonista odiate?


    Personalmente, io adoro i protagonisti senza poteri o capacità straordinarie, ma capaci di apprendere nuove mosse o abilità durante il gioco, attraverso il duro lavoro e impegno. Protagonisti che vedono che il mondo ha bisogno di una mano, e che vogliono provare a dargliela, ben sapendo i loro limiti, imparando cose che non sapevano durante l'avventura, scoprendo come il mondo gira e come intricate possono essere le cose che all'apparenza sembravano semplicissime. Insomma, eroi che diventano tali non per via di profezie o destini già segnati, ma per il loro duro lavoro, le loro decisioni e tutto il resto.
    E, sopratutto, eroi che non 'nascono imparati', ma che hanno conoscenze limitate che durante la loro avventura vengono ampliate, sia da un punto di vista di 'com'è fatto il mondo', sia da un punto di vista di come tal mondo funziona, attraverso la politica, i rapporti di varie città/villaggi etc.
    Eroi UMANI, che non considerano la morte di cinquantamila soldati randomici meno importante di una sola del loro gruppo, o che perlomeno mostrano emozioni realistiche a seconda della situazione.

    Di contro, quel che odio di più in un videogioco è un protagonista che si lascia trasportare troppo --- Perchè devo salvare il mondo? Perchè son solo io quello che può farlo? Perchè, se ciò è vero, devo completare liste della spesa di altri per farlo senza potermi rifiutare? Dopotutto, sono un protagonista, non un facchino, e se salvo anche solo un villaggio mi aspetto una reazione realistica, e se ho un destino da compiere che tutti conoscono mi aspetto che il tizio random di un negozio mi dia le armi che mi servono almeno ad un prezzo scontato o mi dia una buona ragione per il fatto che me le stà vendendo comunque.

    Insomma, odio quando più di un protagonista, il personaggio sembri uno schiavo di tutti, incapace di reagire e pensare per sè stesso, rifiutandosi di fare cose che potrebbero essere insulse, o magari anche solo perchè ha onestamente paura, un tappetino di benvenuto usato dagli altri quando gli fà comodo.

    Ma qual'è la vostra opinione? Quali sono i protagonisti che vi sono davvero piaciuti e, di contro, quali invece non potete vedere? Sentitevi liberi di far esempi da videogiochi e quant'altro, e di discuterne --- Ma ricordate : un personaggio può non piacere ad alcuni, ma piacere ad altri, quindi siate educati nel farlo!
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    Il mio protagonista adatto è quello silenzioso. Ti permette di associare i suoi pensieri ai tuoi.
    Sta bene che Link non spiccichi mai una parola, insomma. sysy

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    Mi rendo conto di non aver mai dato troppa importanza alla personalità del protagonista. Mi piace (o meglio, non mi dispiace) il protagonista muto stile Ness/Lucas/Link. Nel caso degli Zelda in 3D, poi, sono gli sguardi a parlare :)
    Apprezzo i personaggi che hanno dei difetti e che proprio grazie ad essi sono più verosimili. Ecco perchè preferisco Luigi a Mario, per esempio sìsì
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    - Di solito non sono uno che si attacca molto ai protagonisti.
    - I bambini che sconfiggono i mostri di mezzo mondo mi infastidiscono.
    - Non trovo che i personaggi muti aiutino nell'immedesimazione ma che, al contrario, spezzino la narrativa.
    - Shulk è idiota.
    - I miei protagonisti preferiti sono: Sissel (Ghost Trick), Neku (TWEWY), Samus (perché è troppo).
    When you're dead, they really fix you up. I hope to hell when I do die somebody has sense enough to just dump me in the river or something. Anything except sticking me in a goddam cemetery. People coming and putting a bunch of flowers on your stomach on Sunday, and all that crap. Who wants flowers when you're dead? Nobody.
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    Zigoon ha scritto:Il mio protagonista adatto è quello silenzioso. Ti permette di associare i suoi pensieri ai tuoi.
    Sta bene che Link non spiccichi mai una parola, insomma. sysy
    Red&Green ♫ ha scritto:Mi rendo conto di non aver mai dato troppa importanza alla personalità del protagonista. Mi piace (o meglio, non mi dispiace) il protagonista muto stile Ness/Lucas/Link. Nel caso degli Zelda in 3D, poi, sono gli sguardi a parlare :)
    Ecstasy ha scritto:- Di solito non sono uno che si attacca molto ai protagonisti.
    - Non trovo che i personaggi muti aiutino nell'immedesimazione ma che, al contrario, spezzino la narrativa.
    I personaggi muti, per me, son qualcosa che se fatto bene, può aiutar molto, ma che spesso vedo usato solo perchè così la narrativa può seguire un filo unico, senza spezzarsi o dividersi in più possibilità.

    Un esempio della tipologia di personaggio muto che più detesto è quello in Pokemon. Ora, chiariamoci che parlo di edizioni dopo oro e zaffiro, dove le limitazioni della consolle non son più una scusa fattibile.
    Ora, con Pokemon, hai questo allenatore --- nell'anime, vedi Ash e compagnia vivere mille avventure, far scelte coraggiose, affrontare vari ostacoli e incontrare pokemon di tutti i tipi. Se si toglie Ash e si guarda il mondo in cui vive da un punto di vista diverso, il mondo è immenso e mille cose possono accadere ad un allenatore, e questo è quello che ho sempre sperato che succedesse in un gioco di pokemon --- magari non un mondo completamente aperto, ma uno in cui io mi senta partecipe, capace di cambiare.

    Sfortunatamente, ciò non accade mai. La storia di ogni gioco di pokemon è sempre uguale, cambiando solamente continente e nemici, ma rimanendo sempre identica. Sei un allenatore, vuoi essere il gran campione, una fazione random di cattivi vuole il controllo del mondo, li batti, vai alla lega, vinci, the end, crediti.
    Puoi effettivamente cambiar le sorti del gioco? Puoi, invece di combattere il gruppo cattivo di turno, andar da altre parti e lasciar che essi vincano, o diventar te stesso il capo? No, non puoi.
    Ciò non mi annoierebbe se il gioco stesso a volte non ti desse l'illusione di avere una scelta, magari con domande 'si - no' che alla fine vogliono dire niente, con personaggi secondari che agiscono come se tu una personalità l'avessi, etc. Sinceramente, ogni volta che gioco a pokemon, mi sembra sempre che la storia sia stata fatta prima senza contare il protagonista, e poi lanciandocelo dentro cercando di aggiustar la storia in modo che tutti contino su di te, mentre tu non sei altro che un taciturno pupazzo senza diritto di scelta.
    Quindi che gli costava, che sò, far una versione di pokemon basata sulla serie televisiva? O semplicemente dar una personalità ad un personaggio che par fatto in modo che siam noi a potergliela dare, ma senza darci l'abilità di farlo sul serio, con npc 'statici' e false scelte?

    Uno invece ben fatto, di personaggio muto, è quello di Skyrim --- che il gioco piaccia o meno, la piena libertà di decidere di fare quel che vuoi, aver un mondo immenso in cui sbizzarrirti, decidere se vuoi prendere i draghi a mazzate o se testar la tua abilità nel lancio dei coltelli usando un re come bersaglio...addirittura farti il tuo stesso team di persone con cui esplorare, quello è ciò che considero un buon personaggio muto.
    Tu lo crei, tu ne controlli le azioni, tu sei il personaggio, quindi è ovvio che stia muto --- sei tu, e son le tue reazioni a contare. Un ladro ti attacca? Puoi decidere come reagire, senza che la battaglia sia obbligatoria. Un personaggio ti stà antipatico? Bam, puoi vendicarti. Una città ti stà a cuore? Puoi decidere di abitarvici e salvarla da altre fazioni. Non sei legato ad una narrativa statica ove ti senti più un terzo incomodo, ma sei effettivamente tu a decidere quanto involverti nella storia.

    Link, forse, è uno dei pochi personaggi muti statici che mi piace. Seppure muto e senza possibilità di alterare la storia, non mi son mai sentito come un terzo incomodo e, come detto da Red, sguardi e cutscenes mostrano che Link non è solamente un personaggio blando, ma ha emozioni e reazioni a ciò che accade, e mi sento molto di più legato alla storia con lui, che con molti altri.
    Red&Green ♫ ha scritto: Apprezzo i personaggi che hanno dei difetti e che proprio grazie ad essi sono più verosimili. Ecco perchè preferisco Luigi a Mario, per esempio sìsì
    I personaggi con difetti che li caratterizzano sono i miei preferiti, quando questi difetti non son presi in maniera comica ma servono ad espandere il personaggio. Prendendo il tuo esempio, Luigi, lui mi piace molto perchè lo mostrano sempre come fifone, ma come fifone che si impegna a combattere le sue paure se serve. Fratello in pericolo? La paura non gli passa, ma non si tira indietro. In più, adoro che nintendo abbia preso la via della fratellanza e non della rivalità tra Mario e Luigi --- troppo spesso si vedono due fratelli combattere per lo spazio sotto il riflettore, mentre Mario e Luigi non lo fanno; Luigi si trova benissimo dove stà, contento di poter aiutare il fratello, e Mario non si comporta da spaccone, ma anzi, adora il fratello e si vede che conta sempre su di lui, senza mai darlo per scontato. [Vedi Mario e Luigi fratelli nel tempo quando lo Star Gate rifiuta l'accesso a Luigi e il fratello lo difende, o Dream Team, dove Luigi trascende l'onirescenza giusto per aiutarlo, e Mario è felicissimo dell'aiuto del fratello.]
    Shulk è idiota.
    Degustibus. Di certo penso che Shulk due sberle se le meriti, per svegliarlo un po', ma non mi sembra un terribile protagonista.
    - I miei protagonisti preferiti sono: Sissel (Ghost Trick), Neku (TWEWY), Samus (perché è troppo).
    Ecco, Neku è uno dei pochi protagonisti che ho visto che si fà domande decenti e, a tratti, pare esser l'unico con un po' di buon senso nella storia, sebbene all'inizio và di full emo [si meriterebbe due sberle, ma data la storia direi che se ne è prese a sufficienza].
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    Dipende anche un po' dai giochi. Per esempio negli rpg secondo me i protagonisti dovrebbero sempre parlare invece sembrano dei pupazzi e questo non aiuta nell'immedesimazione. Al contrario avrei voluto ammazzare Agnes con le mie stesse mani per più di una volta, anche se la maggior parte della colpa è della doppiatrice.


    Nei giochi di Mario e di Zelda preferisco che i protagonisti siano muti. Nel primo caso si vede che Mario non ha nessunissimo motivo per parlare e alla fine non è mai completamente muto. Ma negli RPG trovano comunque un modo per far trasparire le sue emozioni con i gesti strani in Paper Mario e il linguaggio senza senso in Mario & Luigi. Link invece fa trasparire benissino le sue emozioni e i suoi versi strani mi fanno molto ridere.

    Trovo giusto il fatto che in Fire Emblem il protagonista parli sempre, anche nel caso dell'avatar. Sarebbe praticamente assurdo un gioco della serie in cui il protagonista non parla. Stessa cosa per Metroid. In Metroid ci sono pochissimi personaggi e l'atmosfera del gioco è abbastanza cupa perciò Samus deve parlare per forza.

    Il protagonista che mi piace di meno è Sora. Mamma mia quanto è stupido. Non riesce mai a stare serio per un momento. Se non ci fosse stata Kairi avrei pensato che si fosse innamorato di Riku. A volte con questa storia dell'amicizia e della ricerca di Riku mi sembra un Naruto 2.0.
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    Stessa cosa per Metroid. In Metroid ci sono pochissimi personaggi e l'atmosfera del gioco è abbastanza cupa perciò Samus deve parlare per forza.
    Ma Samus non parla quasi mai XD Nella maggior parte dei giochi fa solo una premessa su cosa sta succedendo, nella serie Metroid Prime se non ricordo male era completamente muta (se non per gli "AH!" che cacciava quando veniva colpita). Giusto in Other M è una grandissima chiacchierona, ma quel gioco possiamo tranquillamente fingere che non sia mai esistito. :fdc:

    Non saprei definire un mio tipo di protagonista ideale, visto non sento mai un legame particolare ad esso. Ho però dei protagonisti che mi stanno particolarmente a cuore. Per esempio, Olimar nel primo Pikmin mi piace tantissimo.
    È in un pianeta alieno e non può comunicare con nessuno, i Pikmin lo seguono come loro leader ma lui non intraprende nessun tipo di conversazione con loro. Insomma, per forza di cose Olimar sta sempre zitto.
    Tuttavia si esprime, e anche tanto, tramite il suo diario di bordo. Quando scopri nuove cose nel gioco le annota sul suo diario spiegando al giocatore come funziona la nuova meccanica di gameplay scoperta, e non in un modo superficiale "avvicina i Pikmin gialli per raccogliere bombe". Il suo diario lo scrive da esploratore, e rimane affascinato da ogni scoperta che fa, sui Pikmin gialli si esprimeva scrivendo "ho notato che questi Pikmin sono particolarmente leggeri. Un'altra cosa che sono riuscito a scoprire è che, a differenza dei loro compagni rossi, sono in grado di trasportare delle rocce esplosive."
    A ogni fine giornata poi potevi leggerti il resoconto di com'era andata, e perderti anche nei suoi pensieri nostalgici quando parlava della famiglia o del suo capo.
    Questa particolarità sfortunatamente è andata a perdersi nei successivi capitoli. Nel 2 i tutorial te li dà la navicella e in un modo molto più superficiale rispetto a come scrive Olimar, mentre nel 3 i protagonisti parlano e conversano tra loro sia durante il gameplay sia durante le scene di intermezzo. Non dico sia una cosa negativa, sono gusti, mi spiace solo che non ci sia più quel feeling di ritrovarsi sperduti su un pianeta e di sentire il bisogno di scrivere tutto quel che ci succede intorno.
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    Protagonisti che mi vanno giù:
    - Silenziosi, perché così ti ci puoi immedesimare.
    - Normali, non che hanno super ultra poteri.
    Protagonisti che odio:
    - Bambini che salvano il mondo infinite volte
    - Personaggi senza cuore che uccidono qualsiasi persona cerchi di fermarli.

    Poi, se i protagonisti sono due, è ancora meglio.
    Grazie, Iwata. Senza di te non sarei un videogiocatore.
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    Mah, non ho un tipo di protagonista preferito, di solito tendo ad applicare ai personaggi gli stessi canoni che uso con gli altri personaggi, e quindi tendo a preferire personaggi "umani", con i loro pregi e difetti, ben scritti e ben contestualizzati nell'ambientazione.
    Non ho preferenze assolute riguardo il protagonista muto o quello che parla, dipende sempre dal contesto e dalla bravura degli autori: ad esempio, Valve è molto brava a gestire i due tipi di personaggio. Non fanno assolutamente pesare che Gordon Freeman e Chell non rispondano verbalmente agli altri personaggi, e, anzi, grazie anche all'assenza di scene scriptate e con ogni singolo avvenimento in tempo reale viene permessa una pofonda immedesimazione tra giocatore e protagonista. Allo stesso modo, è incredibile come in Team Fortress 2 basti un'intonazione della voce diversa, l'uso di un vocabolo rispetto ad un altro, per far trasparire all'istante la psicologia del personaggio che si sta giocando, anche se tutti condividono praticamente lo stesso set di frasi.
    D'altro canto, mi piace che nei giochi con possibilità di scelta e crescita differenziata del personaggio, una parte della caratterizzazione del personaggio rimanga fedele a se stessa. Nel primo Mass Effect uno Shepard paragon è molto diverso da uno Shepard renegade, perché non era stato scritto per avere una personalità di base, se non quella fornita dal giocatore; al contrario, dal secondo in poi, hanno curato di più questo aspetto, dando quindi a Shepard dei connotati che, a prescindere dalla condotta morale, rimangono gli stessi: la testardaggine, l'amore per la sua nave, ecc. È stata una svolta che ho apprezzato, perché, per quanto le esperienze e la morale influiscano sul nostro carattere, ci sono elementi che possono coesistere sia nel bene che nel male.

    Invece, scelte che non approvo per il protagonista sono le troppe fisime mentali (odio i protagonisti emo, gli iper sensibili, ecc.), i "dudebro" (i classici stereotipi degli action game degli ultimi anni), e i personaggi che non parlano solo quando sono sotto il controllo del giocatore: in MOTHER 3 mi ha sempre fatto strano che finché certi personaggi sono NPC parlano tranquillamente, e non appena vengono direttamente controllati dal giocatore smettono di farlo.
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    Darksilver ha scritto: Invece, scelte che non approvo per il protagonista sono le troppe fisime mentali (odio i protagonisti emo, gli iper sensibili, ecc.), i "dudebro" (i classici stereotipi degli action game degli ultimi anni), e i personaggi che non parlano solo quando sono sotto il controllo del giocatore: in MOTHER 3 mi ha sempre fatto strano che finché certi personaggi sono NPC parlano tranquillamente, e non appena vengono direttamente controllati dal giocatore smettono di farlo.
    Mmh, non ci ho mai pensato a questa di MOTHER 3 in effetti. Sarebbe stato meglio lasciar muto solo Lucas forse.
    Rileggendo i post comunque ho notato una certa simpatia per Luigi rispetto a Mario, ma c'è da dire che è proprio quest'ultimo a essere caratterizzato pochissimo yyesh Ho visto addirittura Captain Toad e Toadette nel loro gioco trasmettere più emozioni rispetto a Mario dal 2011.
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    Capitan Toad = Luigi :3):
    Grazie, Iwata. Senza di te non sarei un videogiocatore.
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    Captain Toad non è così fifone dai ekm
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    Ho aspettato un po' a rispondere per rimuginare sull'argomento. Se tra tutti i tipi di protagonisti dovessi sceglierne uno, quello non sarebbe affatto un Avatar. Credo che sia l'unica tipologia di personaggio che non riesco a digerire. Spesso sono molto generici, parlano poco o niente e mancano di un proprio carattere rimanendo perfettamente anonimi. È vero, puoi personalizzarlo per farlo come più ti piace, ma questo non fa altro che allontanarlo da una sorta di canonicità che lo contraddistinguerebbe: è il mio personaggio, ma già per un altra persona sarà completamente diverso. Ci sono rari casi in cui l'avatar riesce a sviluppare un suo carattere a prescindere delle scelte del giocatore, come ad esempio Robin/Daraen di Fire Emblem Awakening, allora sì, in quel caso riesco ancora a tollerarli.
    Non esiste una categoria specifica di protagonista che mi fa impazzire in particolare. Spesso prendo a cuore personaggi che mi avevano già colpito per il loro design, comportamento o azioni effettuate durante il gioco stesso. È bello quando questi personaggi riescono a costruire qualcosa, ad evolversi, poter dire "sì, sono riuscito a fare questa cosa e ne vado fiero". Mentre scrivevo mi venivano in mente alcuni personaggi che rispecchiavano queste caratteristiche come ad esempio Neku Sakuraba, Link, i vari Mega Man (EXE e Star Force, visto che gli altri o li conosco poco o non mostrano una vera e propria evoluzione se non a livello di gameplay), Luigi, Phoenix Wright e così via. Quello su cui volevo dire qualche parolina in più è Derek Styles della serie Trauma Center. All'inizio è un dottore da quattro soldi, una persona un po' superficiale, uno che mette avanti la serata con amici piuttosto che il proprio turno di lavoro notturno ("che rimango a fare qui in ospedale, tanto ci sono gli infermieri, poi cosa vuoi che succeda"). Poi c'è l'evoluzione: sta per fare la frittata, si brucia, si rende conto dell'errore e mette la testa a posto, prendendosi il posto che gli spetta e guadagnandosi il rispetto degli altri medici.


    Ps. Ho appena realizzato una cosa: ma solo io, in genere, tendo a farmi piacere di più i personaggi secondari piuttosto che i protagonisti? fermoye
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    Zackee ha scritto:
    Darksilver ha scritto: Invece, scelte che non approvo per il protagonista sono le troppe fisime mentali (odio i protagonisti emo, gli iper sensibili, ecc.), i "dudebro" (i classici stereotipi degli action game degli ultimi anni), e i personaggi che non parlano solo quando sono sotto il controllo del giocatore: in MOTHER 3 mi ha sempre fatto strano che finché certi personaggi sono NPC parlano tranquillamente, e non appena vengono direttamente controllati dal giocatore smettono di farlo.
    Mmh, non ci ho mai pensato a questa di MOTHER 3 in effetti. Sarebbe stato meglio lasciar muto solo Lucas forse.
    Secondo me non sarebbe stato consistente lasciare muto solo Lucas, l'avrebbe estraniato ancora di più dal resto dei personaggi. Rendere silenzioso il personaggio giocante è una scelta che apprezzo, forse perchè, visto che non parla e non esprime direttamente le sue opinioni, mi permette di immedesimarmi di più, come se stessi vivendo io quello che succede attorno a lui.

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